Il caso di Yara Gambirasio è un caso di cronaca nera che ha profondamente scosso l'Italia. Yara, una tredicenne di Brembate di Sopra (Bergamo), è scomparsa il 26 novembre 2010 mentre tornava a casa dalla palestra.
La sua scomparsa ha dato il via a un'imponente operazione di ricerca che ha coinvolto forze dell'ordine, volontari e unità cinofile. Il corpo di Yara è stato ritrovato tre mesi dopo, il 26 febbraio 2011, in un campo a Chignolo d'Isola, a circa 10 km da Brembate.
L'autopsia ha rivelato che Yara era morta a causa di molteplici ferite da arma da taglio, inflitte probabilmente con un coltello o un punteruolo, e per assideramento.
Le indagini si sono concentrate su diversi sospettati, fino a quando non è stato identificato Massimo Bossetti, un muratore della zona, come il principale indiziato. La prova chiave è stata il DNA mitocondriale trovato sugli indumenti della vittima, che corrispondeva al profilo genetico di "Ignoto 1", l'uomo ricercato fin dall'inizio.
La complessa indagine genetica e la controversa attribuzione del DNA a Bossetti hanno portato a un lungo e mediaticamente seguito processo. Bossetti si è sempre dichiarato innocente.
Nel 2016, Massimo Bossetti è stato condannato in primo grado all'ergastolo per l'omicidio di Yara Gambirasio. La sentenza è stata confermata in appello nel 2017 e dalla Cassazione nel 2018.
Il caso continua a suscitare interrogativi e dubbi, soprattutto per quanto riguarda l'affidabilità delle prove DNA e le motivazioni dell'omicidio, che restano avvolte nel mistero.
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